Video: perché nel 2026 non è più un optional per la tua azienda

Il video è già il primo formato pubblicitario online

Se lavori con una PMI e ti stai chiedendo se vale la pena investire nel video, i numeri del mercato pubblicitario italiano danno una risposta chiara. Internet è ormai il primo mezzo pubblicitario del paese, con il 53% degli investimenti complessivi, e al suo interno il video da solo vale il 41% dell’internet advertising. Non è più un contenuto accessorio da affiancare al testo: per molte aziende è già il formato principale attraverso cui i clienti scoprono un prodotto o un servizio.

Questo non significa che ogni azienda debba trasformarsi in una casa di produzione. Significa che chi continua a comunicare solo con testo e foto sta lasciando sul tavolo una fetta crescente dell’attenzione del pubblico, soprattutto sui dispositivi mobili dove il video scorre in modo naturale dentro i social e le pagine dei motori di ricerca.

Non solo marketing: l’accessibilità dei video è un obbligo, non una scelta

C’è un aspetto che molte PMI sottovalutano quando iniziano a pubblicare video: l’accessibilità digitale non è più solo una buona pratica, è un obbligo normativo. La direttiva europea sull’accessibilità, recepita in Italia con il relativo decreto legislativo, riguarda esplicitamente anche i media audiovisivi ed è in vigore dal 28 giugno 2025, con un periodo transitorio fino al 2030 per i servizi digitali già attivi prima di quella data.

In pratica, chi eroga servizi digitali ai consumatori dovrebbe garantire che i propri video siano fruibili anche da persone con disabilità uditive o visive, seguendo lo standard tecnico WCAG livello AA: sottotitoli sincronizzati, trascrizioni testuali e controlli chiaramente identificabili sono gli elementi minimi da prevedere. Sono esentate solo le microimprese che rispettano entrambe le condizioni: meno di 10 dipendenti e fatturato annuo sotto i 2 milioni di euro. Basta superare una delle due soglie perché l’obbligo scatti, con sanzioni che per le PMI possono arrivare fino a 40.000 euro.

Il consiglio pratico è semplice: ogni volta che pubblichi un video aggiungi sempre i sottotitoli e, quando possibile, una trascrizione testuale nella pagina. Non è solo compliance: aiuta anche chi guarda senza audio, cosa molto comune sui social, e offre ai motori di ricerca un testo leggibile che altrimenti il video da solo non fornirebbe.

Attenzione: un video mal gestito rallenta il sito

Il video è un contenuto pesante, e se non viene gestito bene può danneggiare proprio le metriche che Google usa per valutare l’esperienza utente reale del sito: i Core Web Vitals. Le soglie considerate buone sono un LCP entro 2,5 secondi, un INP sotto 200 millisecondi e un CLS sotto 0,1, misurate al 75° percentile delle visite reali.

Il rischio più comune riguarda proprio l’LCP, il tempo di caricamento dell’elemento principale della pagina: se metti un video in autoplay nella parte alta della homepage, quel video può diventare l’elemento che il browser misura per calcolare l’LCP, e un file mal ottimizzato lo fa sforare abbondantemente la soglia. La soluzione non è rinunciare al video, ma gestirlo con criterio: un’immagine poster leggera al posto del video come primo caricamento, caricamento differito per tutto ciò che non è above the fold, ed embed da piattaforme esterne invece di ospitare file video pesanti direttamente sul proprio server quando non serve il controllo totale sul player.

Da dove iniziare, senza sbagliare i primi passi

Per una PMI che parte da zero, la strategia più efficace non è produrre uno spot patinato, ma iniziare con contenuti brevi, autentici e coerenti: una presentazione del titolare, il dietro le quinte di una lavorazione, una risposta alle domande più frequenti dei clienti. Questo tipo di materiale è più semplice da girare, più credibile agli occhi di chi guarda e più facile da mantenere accessibile fin dall’inizio.

Prima di pubblicare qualsiasi video, vale la pena passare da una checklist minima: sottotitoli sempre presenti, immagine poster ottimizzata, caricamento differito se il video non è il primo elemento della pagina, e una verifica periodica delle prestazioni della pagina dove il video è inserito. È un lavoro tecnico che si affianca a quello creativo, ma è ciò che fa la differenza tra un video che porta traffico qualificato e uno che, silenziosamente, allontana sia gli utenti sia i motori di ricerca.

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